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Università, luogo di accoglienza e crescita culturale

L’intervista al magnifico rettore dell’Ateneo di Foggia Giuliano Volpe

pubblicato il 01/04/2010
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Università, luogo di accoglienza e crescita culturale

L’intervista al magnifico rettore dell’Ateneo di Foggia Giuliano Volpe

L’Università di Foggia compie dieci anni. Com’è cambiata in questa prima decade e come è cambiato anche il suo rapporto con gli stranieri?
Giuliano Volpe (Rettore dell’Università di Foggia) Questi primi dieci anni sono stati gli anni della grande crescita. A volte perché no, anche un po’ irruenta, un po’ poco programmata perché era inevitabile che fosse così per certi aspetti. Quindi è stata la fase dello sviluppo anche vertiginoso per certi aspetti, perché arrivare ad avere undicimila studenti, un corpo docente di quasi quattrocento docenti e altrettanti amministrativi nel giro di un decennio significa avere bruciato in qualche modo le tappe, con tutti gli aspetti positivi, ma anche con tutti i problemi che questo ovviamente comporta. In tutti questi dieci anni c’è stata sempre più attenzione agli aspetti generali dell’internazionalizzazione e anche dell’accoglienza degli studenti stranieri che costituiscono ancora una componente piccola della nostra comunità accademica. E’ nostro obiettivo quello di accrescere il numero di studenti di nazionalità diversa da quella italiana, europea ed extraeuropea nei prossimi anni. L’Università si configura per sua natura come un luogo di accoglienza, di crescita culturale, perché no, di integrazione tra diversità e dunque non può che lavorare per accogliere quanto più è possibile chi si trova, anche per motivi familiari o per motivi di lavoro, in questo territorio e voglia cogliere l’opportunità di una crescita culturale, professionale.

Come vengono gli studenti dall’Università di Foggia. Quali servizi sono attivati per favorire la loro integrazione, non solo negli studi accademici ma anche poi nel tessuto sociale della città?
Allora, sono situazioni un po’ diverse, noi abbiamo gli studenti Erasmus che vengono per un periodo, gli studenti stranieri che vengono dall’estero perché vogliono iscriversi qui e studenti stranieri residenti sul territorio, sono situazioni diverse. Noi stiamo cercando di rinforzare una serie di servizi. Per esempio il Centro Linguistico di Ateneo che già svolge corsi di lingua italiana per stranieri, che è un servizio importantissimo per chi voglia studiare nell’Università di Foggia ed integrarsi anche con gli altri colleghi nella vita universitaria. Questo è un servizio importante che andrà potenziato. Tra un po’ avremo spero anche un lettore di lingua araba, in maniera tale da avere anche questa forma di collegamento con una componente importante di stranieri presente nel territorio di Capitanata.

L’Università dispone di un mediatore culturale o di un traduttore durante i corsi?
Ci sono per l’inglese, ma non per altre lingue. C’è anche di francese e tedesco, prevalentemente l’inglese che certamente è la lingua più praticata, una sorta di lingua internazionale ormai, soprattutto nell’ambito degli studi si è affermato. Noi abbiamo un progetto anche che spero di poter realizzare in collaborazione col Comune. Abbiamo chiesto al Comune di Foggia, nell’ambito dei propri progetti di sviluppo anche edilizio, visto che a Foggia si costruisce tanto, la possibilità di poter avere una serie di appartamenti, di piccoli appartamenti , da destinare a studenti stranieri e eventualmente anche a docenti e dottorandi, cioè alla presenza di stranieri a vari livelli, dagli studenti a giovani ricercatori ai docenti che decidano di trascorrere un periodo di studio più o meno lungo qui da noi.

L’Università di Foggia si trova al centro tra l’Europa e il Mediterraneo, possiamo definirla un ponte di pace, un laboratorio di cultura?
Assolutamente si. Io vorrei molto accentuare questo aspetto dell’Università di Foggia, magari in collaborazione con le altre università pugliesi e meridionali con le quali stiamo collaborando per creare una rete. Non è un caso che quest’anno, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico alla fine di ottobre ci sarà un grossissimo importante convegno internazionale che avrà al centro l’Adriatico. L’Adriatico è un pezzo del Mediterraneo, una specie di lago che finora ha diviso finché c’erano dei blocchi contrapposti al di là e al di qua dell’Adriatico, ora è un luogo d’incontro, com’è sempre stato nel mondo antico e nel mondo medioevale come sappiamo.

Secondo lei Foggia è una città multietnica e se si che contributo ha dato l’Università di Foggia per favorire questo processo di integrazione?
Foggia è una città per certi aspetti multietnica ed è anche una città sostanzialmente aperta non è una città, devo dire ci sono episodi che io apprezzo moltissimo soprattutto nel volontariato in cui c’è una capacità di lavoro e di accoglienza straordinarie. Vedo il lavoro che si fa anche nei campi rom o comunque in tutte le strutture di accoglienza di persone sfortunate che peraltro spesso sono sfruttate in maniera indecente nel mondo del lavoro. E’ una città multietnica, non è una città internazionale ma questo è un fatto culturale, c’è bisogno di una capacità di apertura mentale e culturale che forse va sviluppata e credo che in questo l’Università stia contribuendo molto, e lo farà sempre di più. Avendo sempre più studenti e docenti stranieri nella nostra Università questo viene indubbiamente favorito e comunque la crescita culturale e la possibilità per esempio per i nostri studenti di fare delle esperienze all’estero con gli Erasmus, con i Leonardo, con tutte le opportunità che ci sono, apre degli orizzonti, che certamente favoriscono questa apertura mentale.

Il sogno del rettore Giuliano Volpe, quindi, è di vedere l’Università di Foggia sempre più radicata sul territorio, ma con uno sguardo aperto al mondo, con strutture adeguate per la ricerca e la didattica. E soprattutto, un’Università sempre più internazionale, sempre più capace di mettere insieme e non di isolare.

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