Frontiera TV


2 agosto 2011
Bari, la rivolta dei migranti del Cara tra diritti negati e rabbia che diventa violenza
Gli ospiti lamentano ritardi nel riconoscimento dello status di rifugiati. Ma Il Governo ha reso inaccessibili le strutture Bari, la rivolta dei migranti del Cara tra diritti negati e rabbia che diventa violenza50 poliziotti e carabinieri feriti, una decina di cittadini contusi o colti da malore e 30 immigrati bloccati e portati in Questura per essere riconosciuti e interrogati. Questo il tabellino di guerra che ha contraddistinto la giornata di ieri a Bari, dove i migranti ospiti del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo Politico hanno messo in atto una vera e propria azione di guerriglia urbana: si sono riversati sulla tangenziale di Bari e sulla linea ferroviaria, paralizzando di fatto la città, i collegamenti, i trasporti; hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa; hanno dato fuoco alla struttura del Centro. La violenta protesta dei migranti è nata a causa dei ritardi nel riconoscimento dello status di rifugiati.

Alla fine, solo dopo la mediazione del viceprefetto vicario Antonella Bellomo, del dirigente vicario della Questura, Stanislao Schimera e dell’assessore alle Politiche dell’Inclusione dei migranti della Regione Puglia, Nicola Fratoianni, gli ospiti del Cara hanno abbandonato gli ultimi blocchi sui binari e la situazione è tornata alla normalità. La promessa fatta ai rivoltosi è quella di una risposta per lo sblocco del riconoscimento formale dello status di rifugiato mercoledì, in occasione della visita, già prevista, alla Prefettura di Bari del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. Per il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, “gli incidenti tra un gruppo di richiedenti asilo del Cara di Bari Palese e forze dell’ordine, sono il frutto avvelenato della disperazione di chi, dopo lunghi viaggi della speranza in fuga da guerra, persecuzioni e fame, si vede negata la possibilità di un futuro di accoglienza”.

La violenta manifestazione dei migranti, ovviamente, non ammette giustificazioni, ma bisogna anche riflettere sulle condizioni di vita dei migranti che vivono all’interno dei Cara o dei Centri di Identificazione ed Espulsione e sui ‘muri’ alzati dal Governo che rendono impossibile i contatti con gli ospiti dei Centri e inficiano ogni principio di trasparenza. E sono quattro le questioni che FrontieraTv pone all’attenzione: 1) il Governo italiano impedisce l’accesso ai mezzi di comunicazione all’interno di queste strutture, facendo venir meno l’articolo 21 sancito dalla Costituzione Italiana che garantisce la libertà di stampa ed il diritto-dovere all’informazione; 2) alle associazioni di volontariato che si occupano di immigrazione, salvo pochissime eccezioni e dopo una lunga trafila burocratica, è vietato l’accesso nei Centri anche per svolgere attività di animazione o corsi di alfabetizzazione; 3) i migranti aspettano anche più di otto mesi per conoscere il risultato della loro richiesta di rifugiati politici e molto spesso, anche in presenza dei requisiti necessari, ottengono il diniego da parte delle commissioni territoriali; 4) va migliorato e potenziato il servizio di orientamento legale all’interno dei Centri, perché troppe volte ai migranti non vengono spiegati tutti i loro diritti a partire dalle cose da dire in presenza delle commissioni territoriali che decidono se concedere o meno lo status di rifugiato.

Per il Governatore pugliese, dunque, “le insopportabili attese per le pratiche di valutazione delle richieste di asilo e il numero crescente di dinieghi rappresentano una condizione inaccettabile nella fase straordinaria che stiamo attraversando. I centri di accoglienza per richiedenti asilo - ha concluso Vendola - scoppiano in tutta Italia. Il sovrannumero e l’incertezza sul proprio futuro rischiano di determinare una moltiplicazione delle rivolte e un ulteriore innalzamento della tensione”.


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