Frontiera TV


15 luglio 2011
La Romania ai tempi di Ceausescu, quando libertà e democrazia erano solo un sogno
Neli Damian, stagista a FrontieraTv, racconta la sua infanzia fra feste proibite e dittatura La Romania ai tempi di Ceausescu, quando libertà e democrazia erano solo un sognodi Neli Damian

Mi hanno chiesto di raccontare una festa rumena, e mi sono resa conto che ci sono rimaste poche feste in Romania. Quindi a parte Natale, Pasqua, Ferragosto, ‘44 de mucenici, Capodanno, Epifania, San Giovanni, ‘Sinziene’, San Pietro, San Ilie, San Mihail si Gavril, San Paraschiva e San Nicolae, i rumeni si sono dimenticati tutte le altre feste religiose. Purtroppo, il regime comunista e in particolare, il regime di Ceausescu, è riuscito a distruggere l’anima dei rumeni che per me è proprio il fatto di credere in qualche cosa di divino, di intoccabile, che i rumeni credevano anche prima di Christo, quando se chiamavano Daci. E il loro Dio era Zamolxe.

Quindi, dal 1965 al 1989, Ceausescu, con la sua tenace malvagità (sembrava odiasse il suo popolo invece di amarlo) ha vietato di praticare la religione (ortodossa), perche voleva essere lui l’unico Dio adulato. Ha persino cambiato la storia del popolo rumeno, almeno nel manuale di storia. Ha distrutto le chiese ortodosse che sono di una bellezza rara; ha chiuso in carcere i sacerdoti che insieme all’intellettuali rumeni, non hanno smesso mai di lottare contro il regime che diventava ogni giorno più atroce. Non aveva vietato il battesimo a tutti i bambini, solo ai figli dei militari, che lo dovevano fare di nascosto; invece, il matrimonio religioso i militari avevano il divieto assoluto di farlo.

Mia zia mi ha raccontato che fece solo matrimonio civile; quello religioso l’ha celebrato quarant’anni dopo con la caduta del regime comunista; invece mio fratello, negli anni ’80, fece la cerimonia religiosa a casa, di nascosto, perché era un militare e gli era vietato.Non c’era accesso all’informazione, in due ore di tv si parlava solo di lui, di Ceausescu. Chi aveva il coraggio di ascoltare la radio ‘L’Europa libera’ era subito scoperto e chiuso in carcere. E’ vero che tutti avevano un lavoro, però era solo un modo di avere tutti sotto controllo; perché in ogni impresa c’erano centinaia di ‘activisti de P.C.’ (attivisti del Partito Comunista), che sorvegliavano la vita di tutti. I pochi soldi ricevuti per il lavoro, non servivano a niente, perché non trovavi né roba da mangiare né da vestire. I negozi, infatti, erano vuoti. Perché la Romania aveva un debito con i Paesi internazionali e tutto ciò che veniva prodotto era esportato all’estero.

Io tutte queste cose le ho vissute, e non esagero con niente, e negli ultimi anni non si lavorava più, si facevano le code per comprare un po’ di pane e 100 grammi di salame di soia o di nutria. Tutte queste cose noi rumeni non dobbiamo dimenticarle mai per non permettere che si ripetano. Mi ricordo bene che in tutta la mia infanzia non è mai venuto Babbo Natale, ma non perche non facevo la brava, ma perche Ceausescu lo ha proprio ‘ammazzato’ e ha fatto nascere un altro babbo ‘Gerila’ (Congelato). E ha cancellato anche l’albero di Natale). E mia madre, poverina, di contrabbando riusciva a trovare una scatola di figurine di zucchero (perche cioccolato non c’era ) e le teneva nascoste fine al Natale, quando la tirava fuori. Per me era un gesto di grande effetto, era una magia che si creava tra noi, tra me e mia madre. Sto cercando di ricordarmi quando ho fatto per la prima volta un albero di Natale; certo ogni anno la maestra ci faceva disegnare un albero di Natale. Che fastidio, che scocciatura fare quel disegno che per me era cosi irreale, cosi fuori luogo, che non c’entrava niente con la realtà.

Mi ricordo ancora una cosa che mi ha tormentato l’infanzia: ogni giorno dopo la scuola, io e mio fratello andavamo in giro in tutto il comune per i negozi a comprare pane per noi e per gli animali. Le uscite fuori dal Paese non erano permesse negli anni ’80. Poi si sono aperte le frontiere con la U.R.S.S. e la Bulgaria. E quindi solo questi due paesi slavi sono riuscita a vedere in tutta la mia vita. In U.R.S.S. sono stata 10 giorni, e sono stata seguita per tutto il tempo da agenti di sicurezza, e quando ho attraversato la frontiera sono stata controllata dappertutto. Ormai è tutto passato. Da più di venti anni la Romania non e più la Repubblica Socialista Romania, e solo la Romania. Però, purtroppo questo non basta a cambiare le cose. Prima si deve cambiare la mentalità e non e facile, devono cambiare proprio le persone, le generazioni. Io sono diventata scettica e non ci credo più nel cambiamento e nel futuro della Romania. Che Dio ci aiuti!


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