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13 febbraio 2018
Sud Sudan, oltre 300 bambini soldati sono stati rilasciati dai gruppi armati
Durante la cerimonia di rilascio, i piccoli sono stati formalmente disarmati e hanno ricevuto abiti civili Sud Sudan, oltre 300 bambini soldati sono stati rilasciati dai gruppi armatiNei giorni scorsi in Sud Sudan, oltre 300 bambini, di cui 87 bambine, sono stati rilasciati da gruppi armati, dando inizio a un processo che ci si aspetta porterà alla liberazione di almeno 700 minorenni nelle prossime settimane. E’ stato il primo rilascio di bambini da parte di qualche gruppo armato in Sud Sudan da più di un anno. Circa 215 bambini sono stati rilasciati dal Movimento di Liberazione Nazionale del Sud Sudan (SSNLM), che nel 2016 ha sottoscritto un accordo di pace con il Governo e adesso sta integrando i suoi ranghi nell’esercito nazionale. Altri 96 bambini sono stati rilasciati dall’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan – In Opposizione (SPLA-IO).

"E’ un passo cruciale per raggiungere il nostro obiettivo finale di avere tutte le migliaia di bambini che ancora sono in gruppi armati, riuniti alle loro famiglie - ha dichiarato Mahimbo Mdoe, Rappresentante UNICEF in Sud Sudan - E’ il più grande rilascio di bambini in quasi 3 anni ed è fondamentale che i negoziati continuino perchè ci siano molti altri giorni come questo". A luglio 2016, un’ondata di combattimenti nella regione ha rallentato i progressi compiuti nel garantire il rilascio di bambini associato a forze armate, ma questo è un passo in avanti positivo. Durante la cerimonia di rilascio, i bambini sono stati formalmente disarmati e hanno ricevuto abiti civili. Saranno poi effettuate visite mediche e i bambini riceveranno sostegno e supporto psicosociale come previsto dal programma di reintegro, che è stato implementato dall’UNICEF e i suoi partner.

Tutti coloro che hanno familiari nell’area saranno riuniti alle famiglie, mentre gli altri saranno trasferiti in centri di assistenza temporanei fino a quando le famiglie non saranno state rintracciate. Quando i bambini tornano a casa, le famiglie per tre mesi ricevono assistenza alimentare per sostenere il reinserimento iniziale. Questi ragazzi/e seguiranno poi corsi di formazione con l’obiettivo di migliorare il reddito familiare e la sicurezza alimentare.

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