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8 febbraio 2018
‘Fuori Campo’, le falle del sistema di accoglienza che condannano migranti e rifugiati
Il dossier di Medici Senza Frontiere fotografa la difficile situazione anche nei ghetti del foggiano ‘Fuori Campo’, le falle del sistema di accoglienza che condannano migranti e rifugiati“Dopo lo sgombero di marzo 2017, ad agosto le persone al Gran Ghetto di Rignano Garganico sono di nuovo in 600 e a settembre il doppio: le baracche di materiale di scarto sono state sostituite da centinaia di roulotte; le condizioni igienico-sanitarie sono persino peggiorate rispetto al vecchio ghetto dove almeno l’acqua arrivava ogni giorno, trasportata da camion cisterna”. Il rapporto ‘Fuori Campo’ realizzato da Medici Senza Frontiere non fa sconti alla Puglia ed al suo sistema di accoglienza. Anzi. E’ tra le regioni italiane che presentano maggiori disagi abitativi ed igienico-sanitario er quel che riguarda gli insediamenti informali che registrano un tipo di popolazione prevalente costituita da richiedenti asilo e rifugiati.

A distanza di due anni dal primo rapporto, MSF fotografa ancora una volta la situazione in Puglia, soffermandosi in particolare sui territori di Foggia e Bari. Per quel che riguarda il foggiano, dunque, gli operatori umanitari che hanno girato i ghetti e gli insediamenti hanno evidenziato che in seguito allo sgombero del Gran Ghetto avvenuto lo scorso mese di marzo, “la maggior parte degli abitanti di Rignano si è riversata sulla pista di Borgo Mezzanone, intorno al centro di prima accoglienza governativo, facendo schizzare la popolazione a non meno di 2.000 persone (4mila in estate secondo le stime della Cgil), con un deterioramento generalizzato delle condizioni umanitarie. L’accesso alle cure mediche – è scritto nel rapporto - è praticamente inesistente: nella borgata non c’è nemmeno una guardia medica; tutti i migranti – anche quelli non in regola con il titolo di soggiorno – per la legge regionale avrebbero diritto a un medico di famiglia; dal medico però non vanno, per scarsa conoscenza delle normative, barriere linguistiche e difficoltà a spostarsi (carenza di mezzi di trasporto, mancanza di soldi). L’unica possibilità rimane il pronto soccorso dell’ospedale di Foggia, a più di dieci chilometri di distanza”.

MSF, inoltre, nella pagina dedicata alla nostra regione evidenzia che “nel 2017 la Regione Puglia ha stanziato 6 milioni di euro per allestire tre campi per i lavoratori stagionali, uno nella provincia di Lecce (Nardò, 300 posti), due nella Capitanata (Apricena 400 posti; Cerignola 400 posti). I campi, da allestire soltanto nei periodi di lavoro agricolo stagionale, comprendono container di varia tipologia (abitativi, bagni, docce, cucine, infermeria, uffici) e tensostrutture. La previsione di posti risulta del tutto insufficiente, soprattutto nel foggiano; inoltre i campi di container ‘apri e chiudi’ non rispondono alla logica di inclusione sociale sottesa a forme di accoglienza diffusa, né tengono conto della presenza sul territorio di un numero sempre più consistente di migranti, tra cui molti rifugiati, per l’intera durata dell’anno”. Infine, MSF ricorda che ad oggi la Regione Puglia “non si è ancora dotata del piano immigrazione per il triennio 2016-2018”.

Con il suo lavoro, quindi, MSF punta ad attirare l’attenzione sulle condizioni di vita dei migranti - in possesso di un titolo di soggiorno o meno - che vivono in insediamenti informali come edifici abbandonati, ghetti, campagne, binari privi di ogni tipo di assistenza e sussistenza. “Sono esclusi dall’accoglienza a causa di leggi comunitarie – come il ‘Regolamento Dublino’ – e dei limiti di un sistema di accoglienza che ha un numero di posti insufficiente e una qualità inadeguata dei servizi erogati all’interno delle proprie strutture, per il 90% a carattere emergenziale. Quando le istituzioni si accorgono di loro, l’unica soluzione adottata è lo sgombero forzato”. Di qui, la finalità di “stimolare le autorità ad assumersi le proprie responsabilità in merito all’assistenza di popolazioni vulnerabili e al loro accesso a diritti fondamentali come l’alloggio, il cibo, l’acqua, le cure mediche a prescindere dallo status giuridico”. Per leggere e scaricare il rapporto: http://fuoricampo.medicisenzafrontiere.it/#rapporto
Emiliano Moccia




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