Frontiera TV


21 dicembre 2017
Reporters sans frontieres, 65 i giornalisti hanno perso la vita nel 2017 mentre lavoravano
Il rapporto dell’organizzazione non governativa. In 39 sono stati assassinati Reporters sans frontieres, 65 i giornalisti hanno perso la vita nel 2017 mentre lavoravanoSono 65 i giornalisti che nel 2017 hanno perso la vita in tutto il mondo per svolgere il proprio mestiere. Il Paese più pericoloso in cui lavorare è la Siria, con 12 giornalisti uccisi, seguito dal Messico, con 11. Se nel primo è la guerra a uccidere, nel secondo sono i narcotrafficanti. Ma a destare allarme sono anche le Filippine: secondo gli osservatori la nazione asiatica sarebbe diventata più insicura da quando il presidente Rodrigo Duterte ha detto: "Il fatto che sei un cronista non ti risparmia dall’essere ucciso, se sei un figlio di...". Dopo quelle parole cinque giornalisti sono stati colpiti da armi da fuoco, quattro dei quali sono morti. L’anno precedente, invece, nessuno aveva perso la vita. A stilare la terribile lista è l’organizzazione non governativa Reporters sans frontieres (Rsf), attraverso un rapporto diffuso oggi

Nel complesso, il numero dei giornalisti morti a livello globale risulta il più basso degli ultimi 14 anni. Tra questi, 39 sono stati assassinati, mentre gli altri sono rimasti coinvolti in disastri naturali, incidenti, attacchi terroristici, o nel corso di conflitti armati. Il calo dei decessi viene spiegato da Rsf con una preparazione migliore dei reporter ad affrontare scenari di guerra. Inoltre, è stato osservato che sta aumentando la tendenza di questi professionisti a lasciare i Paesi quando si profila oppure si intensifica un conflitto: "Da Siria, Iraq, Yemen e Libia - denuncia Rsf - si è verificata una vera e propria emorragia di giornalisti".

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